E’ opera di Vittorio e Francesca Storaro il nuovo progetto di illuminazione artistica dei Fori Imperiali, intervento voluto dal Comune di Roma Capitale, con il sostegno di Unilever e Acea Illuminazione Pubblica.

L’area dei Fori Imperiali occupa una superficie complessiva di 20.000 mq e accoglie molteplici resti architettonici che si sviluppano lungo Via dei Fori Imperiali nel centro di Roma.

Gli aspetti principali su cui il progetto ha dato risposta sono due: la necessità di valorizzare i resti e la contemporanea necessità di garantire un’identificazione delle varie parti. I Fori Imperiali sono infatti un insieme articolato di piazze edificate nell’arco di un secolo e mezzo nella Roma Imperiale: il Foro di Cesare 46 a.C., il Foro di Augusto 2 a.C.,  il Tempio della Pace 75 d.C., il Foro di Nerva o Transitorio 98 d.C. ed il Foro di Traiano 112-113 d.C..

L’intervento di illuminazione ha interessato le aree del Foro di Augusto, il Foro di Nerva ed il Foro di Traiano. 

L’illuminazione del Foro di Augusto è impostata sulla monodirezionalità della luce che proviene dal basso verso l’alto concentrando l’intensità sul Tempio di Marte Ultore per attenuarsi puoi gradualmente verso l’alto ed il perimetro, ovvero sulla muraglia che cinge le Esedre del Foro. Anche l’area del foro è illuminata, le sorgenti dirigono la luce dall’alto verso il basso con toni morbidi ed uniformi per garantire una leggibilità del contesto.

Il Fori di Nerva ha impostazione differente data principalmente dalla natura differente dei resti. Un serie di apparecchi illuminano l’area dove sorgeva il Tempio di Minerva, mentre un secondo ordine di dispositivi evidenzia l’asse centrale del Foro. Dall’insieme emergono invece i resti architettonici che costituivano il basamento del Tempio ovvero il Pronao (meglio noto come le “Colonnacce”) che è sottolineato da sorgenti direzionate dal basso verso l’alto lungo le colonne.

La Colonna Traiana costituisce certamente il punto focale del Foro di Traiano, enfatizzata da una corona circolare di corpi illuminanti dislocati alla base per lavare dal basso verso l’alto la superficie riccamente decorata a bassorilievo.

La Basilica Ulpia è restituita grazie all’illuminazione puntuale delle sue colonne. I singoli elementi hanno una coppia di apparecchi alla base che illuminano il fusto dal basso verso l’alto garantendone una resa chiaroscurale ottimale del volume. L’area è comunque illuminata tramite luce uniforme che ne restituisce la dimensione generale.

Sono due le temperature di colore utilizzate: bianco caldo a 3.000 k per gli elementi architettonici principali e bianco più freddo a 4.000 k per il contesto e le parti secondarie.

I prodotti utilizzati sono Erco con sorgenti a LED ad alta efficienza, dimmerabili tramite protocollo DALI per una massima precisione progettuale. Oltre alla robustezza dei corpi ed alle elevate performance, importanti sono le ottiche intercambiabili sferolitiche. Il fascio è calibrato sul soggetto da illuminare garantendo una massima precisione del fascio.

 

Photos: 2015 © lightingarcheology